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SPAZIO PUBBLICO COME SFIDA PER IL SETTORE PUBBLICO

ONLINE LAB#7: SPAZIO PUBBLICO COME SFIDA PER IL SETTORE PUBBLICOpotrete trovare contributi e riflessioni anche nelle altre pagine nell'Indice sulla destra
BUONA GOVERNANCE DELLE CITTA’ PER BUONI SPAZI PUBBLICI

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(ENGLISH TEXT ON NEXT PAGE)

Una conversazione pubblica online per offrire un contributo alle deliberazioni dell’edizione 2017 della Biennale dello Spazio Pubblico
Uno dei motivi per cui lo spazio pubblico è tema interdisciplinare e non solo una palestra progettuale per urbanisti e architetti è che in un mondo urbano dove tutto o quasi è merce ed ove quindi la qualità della vita di ognuno è in funzione del potere d’acquisto di cui dispongono i singoli individui, lo spazio pubblico urbano rimane un bene comune ed una componente insostituibile del “diritto alla città”.
In aggiunta a ciò, lo spazio pubblico inteso nel senso restrittivo di suolo attrezzato per l’uso ed il godimento di tutti è, a differenza di altri beni comuni come l’aria e l’illuminazione pubblica, costantemente minacciato dall’appropriazione da parte di interessi privati.
In definitiva quindi, questa ipotesi di lavoro configura lo spazio pubblico come unica risorsa urbana dedicata al benessere di tutti e per di più sottoposta a sfide e pericoli continui.[1]
L’unico ostacolo all’appropriazione privata dello spazio pubblico, esistente e possibile, ed ai fenomeni di degrado che lo rendono spesso inutilizzabile, è un “settore pubblico” efficiente.
Anche questa è una battaglia difficile. Infatti il pensiero neoliberista si poggia anche sulla demonizzazione del settore pubblico (“corrotto”, “inefficiente”), ed alla sua contrapposizione alle virtu’ del settore privato (saggio ed “efficiente”).
Stranamente, o forse non a caso, la BISP – a differenza di UN-Habitat[2] e dell’organizzazione delle Città e Governi Locali Uniti”[3] non ha mai affrontato compiutamente questo problema. Anzi, gran parte delle sue attenzioni sono state dedicate a modalità sostitutive di cura e manutenzione dello spazio pubblico imperniate su lodevoli iniziative di gruppi di cittadini e di residenti (‘cittadinanza attiva”) o ad esperienze progettuali episodiche ed a costo zero (tipico l’approccio “placemaker”, che si traduce nell’abbellimento di luoghi urbani spesso già ad alta vocazione di godimento). Va rilevato come entrambe le risposte si collochino inevitabilmente in modalità alternative al pubblico anch’esse tipiche della dottrina neoliberista.
Si propone quindi di mettere in piedi un “laboratorio tematico online” che, a partire dagli ostacoli tratteggiati nella Carta dello Spazio Pubblico, raccolga esperienze significative di progettazione, realizzazione e gestione pubblica dello spazio pubblico. Si tratterà però non di evidenziare progetti o realizzazioni, ma di dimostrare come il settore pubblico possa amministrare in maniera efficiente e sostenibile lo spazio pubblico urbano.
La raccolta di esperienze positive e significative porterà all’elaborazioni di raccomandazioni da sottoporre all’attenzione delle tre giornate conclusive della Biennale 2017 (25-26-27 maggio).
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[1] * Google: “Carta dello Spazio Pubblico” Charter of Public Space
[2] Google: “Global Public Space Toolkit”
[3] * V. P.Garau, Public Space: A Strategy for Achieving the Equitable City, UCLG, Barcelona 2015


BIENNIAL OF PUBLIC SPACE 2017
ONLINE LAB#7: PUBLIC SPACE AS A CHALLENGE FOR THE PUBLIC SECTOR
GOOD CITY GOVERNANCE FOR GOOD PUBLIC SPACE
An online public conversation to offer a contribution to the deliberations of the 2017 edition of Biennial of Public Space
One of the reasons why public space is an interdisciplinary challenge and not just a terrain for physical design is that in today’s urban world almost everything is a commodity and therefore the quality of life of individuals depends on one’s purchasing power. The one possible exception is public space, which remains a common good and an essential component of the “right to the city”.
However, and unlike other common goods such as air and public lighting, public space intended in the sense of urban space devoted to unrestricted use and enjoyment by all is constantly threatened by encroachment for private ends. *
Therefore, this approach treats public space as the only urban resource devoted to everybody’s wellbeing, and one that is continuously challenged and imperilled.
The only obstacle to the private appropriation of public space, both existing and likely to become one, as well as the deterioration processes that can make it unusable, is an efficient public sector.
This is also a difficult battle. Neoliberal thought also predicates the demonization of the public sector (e.g. “corrupt”, “inefficient”) as opposed to the virtues of the private sector (“wise” and “efficient”).
So far, and perhaps not by accident, the Biennial of Public Space – unlike UN-Habitat and the United Cities and Local Governments organization*- has not devoted much attention to this aspect. In fact, much more emphasis has been given to substitutive modalities for the care and management of public space. Among them are laudable initiatives on the part of citizens and residents (“active citizenry”) and episodical, zero-investment actions (such as the “placemaking approach”, which is often limited to the embellishment of urban places already possessing a high location potential).
Both responses, in fact, can be considered congruent to the “anti-public sector” stand of neo-liberal doctrine.
Starting from the obstacles listed in the Charter of Public Space, we therefore propose to activate a “thematic online lab” to collect meaningful experiences of design, implementation and management of public space on the part of the public sector. Rather than describing projects and achievements, the focus will be on demonstrating how the public sector can govern urban public space in an efficient and sustainable manner.
The collection of these experiences will lead to recommendations to submit at the concluding event of the 2007 Biennial of Public Space on 25-26-27 May.
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* Google: “Carta dello Spazio Pubblico” Charter of Public Space
Google: “Global Public Space Toolkit”
  • V. P.Garau, Public Space: A Strategy for Achieving the Equitable City, UCLG, Barcelona 20



GLI OSTACOLI (26.3.2017)

(ENGLISH TEXT BELOW)

Come accennato nella presentazione di cui sopra, un punto di partenza può' essere l'elenco degli ostacoli alla creazione, alla gestione ed alla fruizione di buoni spazi pubblici nelle nostre città' elencati nella "Carta dello Spazio Pubblico" approvata dalla Biennale nel maggio 2013.
Chiediamo a chi si vorrà' unire al nostro dialogo online, etra essi, soprattutto agli amministratori locali:
- ritenete questi punti rilevanti? E se si', come si possono affrontare? Avete esperienze da citare (vostre o di altri) che dimostrino come qualcuno di essi sia stato affrontato e superato?
- potete elencare altri ostacoli non rilevati all'epoca della redazione della Carta? E se si', quali? Avete esperienze da citare (vostre o di altri) che dimostrino come qualcuno di essi sia stato affrontato e superato?

(DALLA CARTA DELLO SPAZIO PUBBLICO):

IV. Ostacoli alla creazione, gestione e fruizione di buoni spazi pubblici

31.Costituiscono ostacoli alla creazione, gestione e fruizione di buoni spazi pubblici:
a. La mercificazione della socialità urbana (come la proliferazione di poli specializzati per lo shopping ed il tempo libero,le attrezzature sportive private,etc.);
b. La diminuzione delle risorse disponibili per la creazione e la manutenzione di spazi pubblici dovuta all’indebolimento delle entrate fiscali e alla frequente inefficienza delle politiche di spesa);
c. La declinante capacità rivendicativa dei cittadini;
d. L’indebolimento della coesione sociale, la mancanza di rispetto da parte di ampie asce di cittadini nei confronti dei beni di proprietà pubblica,e la crescente frequenza di atti di vandalismo;
e. Le pressioni esercitate dagli interessi speculativi;
f. Modalitàdiprogettazionecheignorano criteridi polifunzionalitàedi connessioni funzionali;
g. Le difficoltà di molti enti locali ad assumere un ruolo efficace di regia pubblica;
h. La settorializzazione della struttura amministrativa e la frequente incomunicabilità tra gli uffici;
i. La vulnerabilità di molti spazi pubblici ad utilizzazioni improprie, dovuta, ad esempio, alla trasformazione di piazze in parcheggi di superficie, all’occupazione veicolare di spazi di passaggio pedonale, alle occupazioni di suolo pubblico per attività commerciali o di ristorazione in eccesso rispetto allo spazio consentito;
j. Insicurezza reale o percepita degli spazi pubblici, con conseguenti effetti di scarsa frequentazione, di abbandono e di degrado;
k. La concezione secondo cui la “rete” e i “social network” siano diventati i “nuovi spazi pubblici”, al punto da decretare la fine o comunque il superamento di quelli tradizionali;
l. L’assenza di indicazioni e riferimenti, che può provocare una condizione di profondo disorientamento nei fruitori dello spazio urbano.


FROM THE CHARTER OF PUBLIC SPACE (Source: Global Public Space Toolkit)

As mentioned in the lab’s presentation above, a starting point can be the obstacles to the creation management and enjoyment of good public spaces in our cities listed in the “Charter of Public Space” adopted by the Bienniale in May 2013.
We would like to ask those who will choose to join this online lab, and first of all local government actors:
-Do you find these obstacles relevant? And if so, how can they be overcome? Can you share experiences (yours own, or others you are aware of) that demonstrate how any of them have been met and resolved?
-Can you mention other obstacles that were not identified at the time the Charter was adopted? If so, which ones? Can you share experiences (yours own, or others you are aware of) that demonstrate how any of them have been met and resolved?

IV. CONSTRAINTS ON THE CREATION, MANAGEMENT AND ENJOYMENT OF GOOD PUBLIC SPACES **
31. The following can be considered constraints on the creation, management and enjoyment of good public spaces:
a. The commoditisation of urban sociality such as the proliferation of specialized facilities for shopping and leisure, private sports facilities, and so on
  1. b. Decreasing resources for the creation 
and maintenance of public spaces due to weakened scal revenues and the frequent inef ciency of public spending 

c.The declining inclination of citizens to affirm their rights 

  1. d. The weakening of social cohesion, the little regard for public goods on the part of large portions of the citizenry and the increasing frequency of acts of vandalism 

e.The pressures exercised by speculative real estate interests 

  1. f. Design choices that ignore multi-functional criteria and structural connections 

g.The difficulties encountered by many local authorities in exercising a role of effective public leadership 

h.The sectoralization of administrative structures and the frequent lack of communication between various departments 

  1. i. The vulnerability of many public spaces to improper uses such as the transformation of public squares into parking lots, the vehicular occupation of spaces reserved
for pedestrians, the encroachment on public spaces by restaurant and commercial activities outside permitted areas 

j. Perceived or real insecurity in public spaces, with consequent effects of limited use, abandonment and decline 

k. The conviction that the Web and social networks have become ‘the new public spaces’, to the extent that the traditional ones are regarded as irrelevant or, at the very least, outmoded. 

l. The absence of directions and references, which may cause a condition of deep disorientation in users of urban space.